Prendendo spunto dalla costellazione di varianti ai Piani Regolatori, ora Piani di Governo del Territorio diffusisi a macchia di leopardo in tutta la bassa bresciana, "congrui" in tutto o quasi alla oramai consueta programmazione territoriale che caratterizza da decenni la provincia di Brescia, vorrei porre all’attenzione sia degli amministratori locali che dei cittadini alcune questioni in merito. E’ un fatto inoppugnabile che il diffondendosi nella mentalità e sensibilità della società civile del “senso di appartenenza” accompagnato dal bisogno di “partecipazione attiva” alle scelte politiche e programmatiche insistenti sul proprio habitat, dimostrano una improrogabile necessità di tutela, salvaguardia e rispetto nei confronti dell’ambiente circostante, favorendo la divulgazione di un “approccio ecologico” alle tematiche dello sviluppo e della trasformazione del territorio. Sicuramente stiamo attraversando una fase dai contorni ancora sfumati ma già sufficientemente chiara nella sostanza, tanto da indurre migliaia di persone a scendere ogni giorno nelle piazze, per far sentire il proprio dissenso nei confronti di scelte che perseguono la logora e vecchia logica globalizzante e neoliberista, dove la “natura” non viene mai considerata nel contesto economico, nonostante oggi risulti lampante il significato di costo ambientale dello sviluppo, anche in termini di convivenza civile e dunque di costo sociale. E’ ora di invertire una rotta che da tempo si è rivelata sbagliata, pena la non possibilità di ritorno. E’ necessario comprendere e mettere in pratica una corretta pianificazione territoriale urbanistica ed ambientale, attraverso una rigorosa realizzazione delle infrastrutture pianificate, essenziali per uno sviluppo armonioso e compatibile e per una sostenibilità del modello economico bresciano ed in generale del nord Italia. Pensiamo alla strada provinciale XI, chiamata comunemente Quinzanese, si sta trasformando a vista d’occhio in una immensa arteria al servizio dell’industrializzazione, di una artificializzazione paesaggistica e naturalistica intollerabile da un territorio che cerca di difendersi dalla devastazione della propria innata vocazione agricola. Siamo di fronte alla cosiddetta “città diffusa”, senza un minimo d’ordine che logica imporrebbe. Una enorme periferia, caratterizzata da una frammistione di fabbriche e capannoni, incuneati fra abitazioni, cimiteri, campanili e campi coltivati, senza soluzione alcuna di continuità. Pensiamo alle recentissime sovradimensionate zone industriali di ciascun territorio comunale, realizzate o in divenire, che stravolgono la tipicità e l’identità storica, sociale, artistica del paesaggio bresciano, scritta sui muri di mattoni da generazioni immemori, vittima sacrificale di uno sviluppo incurante di qualsiasi tipo di salvaguardia ambientale. Si tratta di una colonizzazione di tipo capillare, come dimostrano le continue nuove tratte stradali, le circonvallazioni, i raddoppi autostradali e quant’altro, causati di riflesso dalla frantumazione delle proprietà e dall’urbanizzazione diffusa, che privilegiando un sistema di trasporto esclusivamente su gomma, castrando sul nascere ogni tentativo “altro” di trovare soluzioni alternative, che pure esistono e sono messe in atto negli altri grandi paesi sviluppati. Non ci vuole certo un titolo di studio attaccato ad una parete per comprendere come le maggiori responsabilità di un tale sviluppo non sostenibile sia imputabile ad una classe politica vecchia, che non seppe a suo tempo affrontare le tematiche connesse al boom economico, chiudendo gli occhi ed il naso davanti agli effetti da questa provocati, ma che occupa ancora oggi gli scranni del potere decisionale, facendo dei proventi dagli oneri di urbanizzazione la panacea ad ogni male, dimenticando che tutto ciò che viene “maltolto” all’ambiente che ci circonda prima o poi lo si deve restituire, e con gli interessi. Già le prime rate le stiamo pagando a caro prezzo, ma il grosso cadrà sulle spalle delle future generazioni, che si troveranno nell’assurda condizione di poter solo porre dei temporanei freni ad un trend negativo, che come un treno in corsa senza comandi è destinato ad infrangere i pochi sogni che resteranno ai malcapitati passeggeri. Borgo san Giacomo, lì 10 marzo 2004 davide ferrari




