Autore: Davide Ferrari

Titolare dello studio di architettura Archidea dal 1997, vanta una esperienza lavorativa da architetto libero professionista da più di vent'anni, maturando approfondite competenze soprattutto nei settori della progettazione di edifici civili, ristrutturazioni, restauri di beni vincolati a valenza monumentale e paesaggistica, abbattimento di barriere architettoniche, direzione lavori, progettazione di interni, progettazione del verde, denunce di successione, contraddittori tecnico/legali, presentazione pratiche presso enti competenti al rilascio di autorizzazioni.

Il settore immobiliare italiano degli ultimi anni è caratterizzato in maniera sempre più risoluta da una inversione di tendenza, le abitazioni più richieste prevedono superfici decisamente minori, attenzione a comfort, design e gestione comune di spazi e servizi.

Mutano quindi sensibilmente gli spazi dell’abitare del Belpaese,  pochi metri quadrati preferibilmente in città e curati nei minimi dettagli, grazie anche allo sviluppo delle nuove tecnologie che rendono le abitazioni sempre più multiuso, dove privato e professionale coincidono.

I micro appartamenti o microliving con metrature comprese fra i 30 e i 40 metri quadri di superficie utile stanno velocemente prendendo piede, rispondendo alle rinnovate richieste ed esigenze delle nuove generazioni,  sempre più indirizzate verso il vivere in affitto, con la possibilità di usufruire di spazi di condivisione sociale, dalla lavanderia alla zona pranzo con cucina comune.

Inoltre cresce la domanda di unità abitative sempre più attente a funzionalità, tecnologia, autosufficienza, sostenibilità ecologica  e attenzione al contesto storico e culturale in cui sorgono.

Da questa sia pur breve e certo non esaustiva analisi delle tendenze abitative odierne,  emerge chiaro il compito dell’architetto di uscire dall’ottica tradizionale del progettare.

Per riuscire a fronteggiare le nuove sfide non basta più, o forse non è mai bastato, essere un bravo professionista, un bravo tecnico. Diventa d’obbligo sviluppare competenze più ampie al fine di comprendere a fondo le nuove esigenze e riuscire a dare loro giuste risposte, in termini di tipologia, flessibilità funzionale, materiali, impiantistica, fruibilità, recupero del patrimonio esistente e rapporto fra abitare e mobilità.

Davide Ferrari 02.05.2019

L’immissione sul mercato di una offerta di nuove costruzioni avvenuta soprattutto negli ultimi decenni, fortemente sproporzionata rispetto alla effettiva domanda, ha causato la denominata “crisi del mattone”, legata alla consistente e duratura recessione economica a livello globale e che non cessa di interessare pesantemente gli equilibri fra redditi nazionali, livelli occupazionali e prezzi di mercato.

A risentirne maggiormente della situazione sono evidentemente le fasce più deboli  per le quali la casa è una necessità, dai single alle giovani coppie che, non potendo contare sulla liquidità necessaria all’acquisto di una abitazione, devono attivare un mutuo, concesso dalle banche con molto rigore e prudenza.  Le prospettive non sono certo incoraggianti, visti l’aumento dei tassi di interesse, le difficoltà di accesso al credito, i prezzi che rimangono inaccessibili congelando il mercato immobiliare.

La messa in sicurezza degli edifici diviene obbiettivo prioritario, da attuarsi attraverso un complesso di strutture, regole e strategie che presiedono alla governance del settore, oltre che un dialogo sempre più stretto tra Architettura e Ingegneria strutturale, al fine di trasmettere i valori e la storia che li connotano, in un connubio indissolubile.

Questa non può essere intesa semplicemente come sinonimo di emergenza, piuttosto come impellente bisogno di  pianificazione e rilancio di rigenerazione, prevenzione sismica, sicurezza idrogeologica del territorio, che pongano come nocciolo della questione la qualità e la sostenibilità ambientale del fare architettura.

Necessita quindi una radicale trasformazione del paradigma progettuale e costruttivo, riformato e riorganizzato sulla base di risorse adeguate e procedure più snelle e semplificate.

Il mercato moderno già da parecchi  anni concorre in maniera incoraggiante  e particolarmente importante, tramite il complesso degli incentivi fiscali dedicati alla ristrutturazione, all’efficientamento energetico, alla messa in sicurezza strutturale e sismica delle costruzioni, comprendendo tra queste gli immobili relativamente recenti, in quanto le regole del consumismo rendono i beni prodotti rapidamente soggetti a rapida obsolescenza e degrado, senza prendere in considerazione la prassi diligente ed efficace del riutilizzo; concorrendo alla difficoltà di uscire dalla crisi immobiliare ed edilizia caratterizzata sempre più da una offerta sovrabbondante, da costruttori che non riescono ad alienare i troppi stabili edificati, da potenziali acquirenti che non riescono ad acquistarli viste e considerate le restrizioni creditizie penalizzanti e, dulcis in fundo, un enorme patrimonio di case vuote che rimangono in attesa di essere riqualificate e occupate.

Davide Ferrari, 22 gennaio 2019

L’URGENZA DELLE CASE PROTETTE

Al giorno d’oggi cresce in modo esponenziale la domanda di aiuto da parte di persone anziane non autosufficienti o semi autosufficienti e di persone o nuclei famigliari in difficoltà economica, che hanno cioè bisogno di assistenza generica e spesso nell’impossibilità di essere aiutate dai familiari.

La casa protetta diviene la risposta più adeguata a tal richiesta da parte della pubblica amministrazione, permettendo a tali soggetti di lasciare la propria abitazione e trasferirsi temporaneamente o permanentemente in una struttura che possa garantirgli prestazioni sia di tipo socio-assistenziale che di tipo sanitario-riabilitativo.

I bisogni da assicurare a tali soggetti in difficoltà di vario genere, si possono sintetizzare nel supporto medico, infermieristico e fisioterapico, in modo da poter permettere loro di espletare una attività quotidiana caratterizzata da una convivenza comunitaria, servizi dedicati alle attività ricreative e culturali, alla ristorazione, lavanderia e salvaguardia delle condizioni e dei bisogni fisici e psichici.

La ricettività delle case protette è importante sia di tipo ridotto, non superando i 30/50 ospiti, posti in camere a uno o a due letti, con bagno privato. La retta viene stabilita dall’Ente che gestisce la struttura che può essere in parte a carico del Comune di appartenenza e in parte a carico del fruitore, a seconda delle condizioni economiche di quest’ultimo.

Esistono molti immobili non utilizzati, sottoutilizzati o dismessi, disseminati in tutti i centri abitati, come ex conventi, asili, scuole, caserme, colonie estive, palazzi storici e cascinali oramai in disuso, che potrebbero con relativamente bassi investimenti, data la adatta conformazione tipologico architettonica, essere adeguate a tale scopo.

Credo che da tempo lo Stato, Regioni, Città metropolitane e Comuni dovrebbero attivarsi per dare risposta a questo crescente bisogno dei propri cittadini.

Davide Ferrari 14.01.2019

Progettazione di edifici civili, ristrutturazioni, restauri beni vincolati, contabilità e direzione lavori, progettazione di interni, progettazione del verde, pratiche catastali, denunce di successione, perizie di stima, contraddittori tecnico/legali, certificazioni energetiche.